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Friday, November 29, 2013

Crisp-coated fried fish, fine and good

Sardines and anchovies are a kind of fish we call blue fish in Italy, good anch cheep almost everywhere on the shores of the Mediterranean.
We cook and eat them from very ancient times.
This magic name, blue fish, comes from the habit of these fish to attend the azure waters close to the shore at certain times of the year, reproduction time, the time of loves.
The ancient Mediterranean people were fishing near the coasts and therefore they were consumers of these oily fish, as even today.
A healthy diet if the fish come from clean waters 

Sardines are the main ingredient of many recipes. Among these one of the best is this: sardine and anchovy breaded and fried.

In this version, I have used for breading, instead of the usual bread crumbs, other ingredients that give to sardines a different taste and color making this dish, not only good but even nice.

Ingredients for 4 people: 8 Sardines , 1 or 2 eggs, about 2Tbs water , 1/2 cup white flour, 1/2 cup black sesame seeds, 1/2 cup blonde sesame seeds, 1/2 cup plain cornflakes chopped, 1/2 cup chopped peanut, olive oil for frying.

Clean the sardines, open them and gently pull out backbones. Spread fish flat, rince, drain and dry them with a towel. This cleaning could be done also some few days before frying, if you decide that fish will be frozen to guarantee against Anisakis, the parasite so prevalent in most fish today.
However, since we 're going to cook our sardines freezing is not absolutely necessary here.

Prepare everything for breading fish. Place flour in a shallow dish. Beat eggs and water in a small bowl and prepare peanuts, sesame seeds etc in separate shallow dishes.
Now dip well fish in four to coat both sides, then after removing excess flour dip in beaten eggs and let drip excess eggs and at last dip them well in the final breading, black or blonde sesame seeds or chopped peanuts or cornflakes, pressing coating with a fork or by hand on both sides of fish.

Fry gently fish in hot oil until crisp, place it on paper toweling to absorb excess oil and then serve your sardines with lemon wedges.  

Saturday, September 21, 2013

Banana Yoshimoto e la Tempura di patate dolci

I really like Banana Yoshimoto
I like the way she writes, but especially what she writes. His sensitivity and ability or willingness to give importance to what we call coincidences, to memories and the way they are revived and recalled in our mind as well as the unusual textures and her writing style so feminine.
She is one of the few writers that continues to intrigue me and that moves my deep and also cathartic thoughts. Her writings leverage aspects of myself that are certainly deep and often unconscious or dormant.
When rading her books, my subconscious relaxes and does fanciful dreams, completely original, that have nothing to do with the stories of Banana, and talk me about me
New thoughts, sometimes also far from the Western and Italian feelings and wrapped in dark and also hilarious scenarios at the same time that they are part of human life . In each tale, quite often some episodes take place in the kitchen, in a restaurant or in a cafeteria and even in some tipical places where to eat quick snacks traditional Japanese or Western.

Most of Banana Yoshimoto's books are now also in ebook format.

Just yesterday I was reading a short story part of "The body knows everything" where the main character, while thinking about her mother remembers tenderly the sweet potato tempura that her mother used to make when she was a little girl. Somthing she was fond of.

A few hours later I went out to buy something for dinner and I found casually sweet potatoes at the supermarket, medium sized and fresh. Was it a coicidence?
I just could not give up ...


Sweet potatoes Tempura


For the batter : 160ml cold water, 100gr. flour for tempura or a mixture of rice flour and corn starch or potato, oil for frying ( peanut oil , corn or sunflower)
For the sauce; 100ml of cold water, 3 tablespoons light soy sauce, 3 tablespoons mirin, A little grated fresh ginger (optional)
 
Wash and scrub well the sweet potatoes and cut them into slices without peeling, then put them to soak in cold water to eliminate any bitter taste.
Before frying, dry them well. The preparation of the batter is the most important part in tempura. In a bowl, briefly stir with iced sparkling water, with few ice cubes added, the special flour for tempura (if you have at home, after having sifted, or the rice and starch flour mixture.
This batter should not become sticky.

Heat oil for frying bringing it to about 160°C.
Lightly flour the slices of potatoes and then dip them quickly into the batter, just before to put them in the hot oil.
After a while, give them a pat to understand at what point of cooking they are and if the batter has already hardened remove from the pan and continue frying all other potatoes.

Frying in this way must let ingredient of a clear golden color. Arrange on a pretty plate, and apart, serve the sauce in a small bowl.

Chopsticks are a must.

I've lost the pictures, but I'll do better next time.



Monday, June 03, 2013

Il Garum

Il Garum é una salsa, la più famosa salsa dei tempi antichi e la più diffusa nell'impero romano. Era il ketchup di quei tempi, tutti la volevano e la usavano con tutto.
E' un esempio eccellente della capacità romana di diffondere mode, ma anche di trasformare un prodotto in una vera e propria avventura imprenditoriale su larga scala nell'impero. Una capacità che, a vedere da quello che sta succedendo in Italia oggi sembra proprio non esistere più.
Veniva venduto confezionato in anfore dalla forma caratteristica ed spesso, quando era di ottima qualità e di bel colore, veniva servito o conservato in bottiglie di vetro.
Ecco qualche notizia su che cos'era e su come era prodotto.


Nato forse negli insediamenti greci sulle rive del Ponto, il Garum (Γάρον in greco) era conosciuto più anticamente dai Romani anche come Muria, termine usato forse genericamente per le fermentazioni sotto l'azione del sale marino. Per molto tempo si è parlato male di questo condimento, ottenuto dalla fermentazione sotto sale di pesce di piccola taglia, uova di pesce ed anche parti meno pregiate o di scarto e sangue di pesci di grossa taglia come il tonno, che invece oltre ad essere un prodotto raffinato
e particolare assolveva a vari usi oltre a quello alimentare, non ultimo quello farmacologico sia per gli uomini che per gli animali avendo proprietà antinfiammatorie e disinfettanti simili alla tintura di iodio ed anche digestivo. Il Garum veniva usato contro la scabbia degli ovini, le ustioni recenti, i morsi di cane e coccodrillo, per guarire le ulcere, la dissenteria, come disinfettante intestinale o per malanni delle orecchie, avendo qualità antibiotiche. Columella nel suo De re rustica lo annovera tra i rimedi contro la pestifera labes che prende le cavalle e che in pochi giorni le conduce alla morte. La terapia consisteva nel versare quattro sestari di Garum (corrispondenti a circa 2 o 3 litri) nel naso dell'animale. Oggi sappiamo che la fermentazione può indebolire alcuni elementi nocivi dei cibi e trasformarne le qualità.
Questa preparazione è l'antenato di quasi tutte le salse mediterranee e perciò vale la pena saperne di più. Siamo fortunati, perché tanti importanti autori latini ne hanno parlato, spesso riportandone le ricette.

Era ottenuto dalla fermentazione del pesce, in origine alici ed un tipo di pesce di piccola taglia che i Greci chiamavano garos (γάρος) ma alcuni Garum particolarmente pregiati erano prodotti da uova di pesce, mitili ed anche pesci più grossi come sgombri e tonno mentre, sfruttando gli scarti di lavorazione gli stabilimenti di salatura del pesce ne ricavavano anche versioni più andanti per tutte le tasche. Era messo in commercio pronto all'uso come il ketchup di oggi e le migliori qualità non erano certamente a buon mercato.Piacque molto ai Romani che probabilmente lo conobbero grazie ai cuochi greci e se ne produsse in grande scala soprattutto sulle coste tirreniche della penisola italica e su quelle della Spagna ma anche in molte isole, sulle coste africane o sul mar Nero ed in Provenza alimentando  un commercio lucroso ed una vasta gamma di prodotti diversi a seconda dei pesci utilizzati, dei tempi di fermentazione e delle essenze aggiunte.
Si usava il Garum da solo ma anche combinato con vino ed aceto o allungato con acqua ed è noto che se ne aggiungeva all'olio per aromatizzarlo.
Tutti lo usavano, dai patrizi agli schiavi, ognuno secondo le possibilità economiche proprie o del padrone. In un frammento delle Geoponiche, opera del 900 dC che parla del mondo agricolo e di cui tra l'altro sono ignoti gli autori si dice:
[..]gettare in un recipiente interiora di pesce e piccoli pesci con sale e lasciare al sole mescolando frequentemente. Filtrare grossolanamente la salamoia in una cesta, dove rimane l'allec, la parte solida. Alcuni aggiungono anche due misure di vino vecchio per ogni misura di pesce. Se si ha bisogno di usare subito il garum senza tenerlo tanto al sole, si cuoce rapidamente mettendo il pesce in acqua di mare concentrata in modo che un uovo vi galleggi, fino a quando non sia ridotto abbastanza di volume, quindi si cola. Ma il fiore del garum si ottiene con le interiora, il sangue ed il siero dei tonni sopra cui si sparge sale e si fa macerare per due mesi.

Una salsa del tutto simile al Garum si trova oggi nei negozi che vendono prodotti provenienti dalla Tailandia e dal Vietnam dove si producono anche altre salse simili non esportate in occidente per il loro gusto estremo. E' la salsa Nuoc Mam molto diffusa in tutta l'Indocina la cui lavorazione, che coincide con quella della antica salsa romana, ha fatto nascere ipotesi su possibili antichi viaggiatori romani ed addirittura su un'antica legione dispersa nei territori orientali. Nelle Filippine la preparazione è ancora più vicina a quella del Garum originale.

Le fabbriche di Garum si trovavano sempre vicino agli allevamenti di pesce, alle tonnare o ai luoghi rinomati per la pesca ed alle saline: sul delta dell'Ebro in Spagna, a Pompei e lungo le coste della Campania, all'isola d'Elba, in Provenza, a Clazomene ed a Leptis Magna e sulla costa di Cartagine oltre che in Dalmazia ed in altre località del Mediterraneo. In molti di questi luoghi sono ancora visibili le rovine degli impianti di produzione di 2000 anni fa.
Il Garum vero e proprio era liquido, un liquido che cola. Da quì la confusione con il termine liquamen che in epoca classica con probabilità indicava semplicemente una emulsione di acqua e sale usata in cucina dove noi oggi usiamo sale fino. La produzione fu ripresa nel Medio Evo dai monasteri delle coste campane in Italia che, possedendo flotte da pesca importanti, mantennero ed affinarono la preparazione del Garum per sfruttare completamente il pescato.
Dalla sua lavorazione si otteneva anche un residuo più denso, simile forse alla pasta di acciughe, l'Hallec,  in Grecia chiamato ἄλιξ (alix) perché in origine si otteneva soprattutto dalle alici. Catone lo dava agli schiavi come companatico economico insieme alle olive ammaccate che cadevano per ultime dagli alberi, Orazio invece lo amava per accompagnare verdure fresche, rapanelli, lattughe e radici varie: ad Orazio, evidentemente piaceva il pinzimonio, per usare un termine attuale, insaporito con pasta di acciughe come si fa oggi a Roma per l'insalata di puntarelle. In una delle ricette dei libri di Apicio si mischia  il Garum con la senape per dare un tocco raffinato alle sarde arrostite, Varrone ne riporta una preparazione abbastanza semplice mentre Gargilio Marziale che ha scritto nel 250 dC ne fa la base di una salsa per la carne lessa. Dobbiamo a Marziale, nel De Medicina et de virtute herbarum, questa descrizione:
[...]si usino pesci grassi come sardine e sgombri cui vanno aggiunti, in porzione di ¹⁄з, interiora di pesci vari. Bisogna avere a disposizione una vasca ben impeciata, della capacità di una trentina di litri. Sul fondo della stessa vasca fare un alto strato di erbe aromatiche disseccate e dal sapore forte come aneto, coriandolo, finocchio, sedano, menta, pepe, zafferano, origano. Su questo fondo disporre le interiora e i pesci piccoli interi, mentre quelli più grossi vanno tagliati a pezzetti. Sopra si stende uno strato di sale alto due dita. Ripetere gli strati fino all'orlo del recipiente. Lasciare riposare al sole per sette giorni. Per altri venti giorni mescolare di sovente. Alla fine si ottiene un liquido piuttosto denso che è appunto il garum. Esso si conserverà a lungo.

Plinio il Vecchio nel Naturalis Historia lo mette tra le sostanze saline ed oltre a spiegarne l'origine elenca un certo numero di località famose per la sua produzione, i pesci più comunemente usati o tipici di alcune particolari produzioni e le qualità più rinomate. La sua definizione di liquor exquisitus ottenuto dalla macerazione di interiora di pesce insieme ad una osservazione non  benevola di Seneca in una sua lettera al figlio Lucilio hanno probabilmente alimentato l'idea che fosse pesce marcio ed in putrefazione, cosa che effettivamente poteva verificarsi quando non si usava la giusta dose di sale.
Catone scrisse molto e male della abitudine di condire un po' tutto con il Garum anche se lui stesso ne faceva uso e ne acquistava una qualità di terza scelta per i suoi schiavi. Era convinto che fosse una delle usanze peccaminose che, importate dai Greci, stavano corrompendo la romana semplicitas. I Romani, anche dopo averne acquisito i territori, non smisero mai di diffidare dei Greci: Timeo Danaos ac dona ferentes
Plinio racconta che il Garum  più buono era, secondo lui, il Garum sociorum, non un marchio di fabricazione ma semplicemente un termine per indicare che proveniva dalla Spagna dove si trovavano le più importanti produzioni di pesce salato che dominavano il mercato ittico dell'epoca. Era lavorato sulle coste iberiche da una società di origine fenicia, probabilmente tunisina anzi cartaginese, che lo esportava soprattutto in Italia: un prodotto molto costoso e ricercato preparato con gli sgombri che arrivando dall'Atlantico venivano intercettati dai pescatori lungo le coste spagnole e cartaginesi, come indica il nome particolare di Scombraria usato talvolta per questa particolare qualità.
Oltre al Garum sociorum se ne ricordano altre qualità, tra cui il pregiatissimo Fiore di Garum (Gari Flos), colatura semplice senza altri condimenti, il Garum castimoniale ottenuto da scaglie del pesce. Le migliori qualità erano costosissime, quasi quanto i più preziosi unguenti orientali e per questo si usava mescolarlo ad esempio con acqua (Hidrogarum), con vino (Oenogarum), con aceto (Oxigarum) ed anche con miele (Mellogarum) e spesso lo si aggiungeva all'olio per insaporirlo e preparare direttamente in tavola una sorta di vinaigrette.
Naturalmente non tutti  lo amavano. Seneca scrive con enfasi a Lucilio: quel Garum sociorum, preziosa poltiglia di pesci guasti, non credi che  ti bruci le budella? (illud sociorum garum, pretiosam malorum piscium saniem, non credis urere salsa tibi praecordia?). Per dirla latinamente,de gustibus disputandum non est !
Le qualità più stagionate probabilmente si allontanavano dal sapore originario del pesce ed avevano bouquet complessi, come si direbbe oggi, come succede oggi all'aceto balsamico di Modena che subisce fermentazioni e stagionature altrettanto lunghe ed elaborate e che ai nostri tempi potremmo definire un Garum moderno perché gli chef tendono spesso ad usarlo in modo quasi invadente in ogni menù o preparazione.

E' indubbio che molte salse ed abitudini alimentari mediterranee siano riportabili al Garum e senza andare fino in Indocina nella nostra cucina troviamo prodotti molto simili ed alcuni Garum autentici ed attuali. Prima fra tutti la famosa e squisita Colatura di Alici, fiore all'occhiello di Cetara bellissimo paese della costiera amalfitana, che è un tipo molto raffinato di Garum originale ricavato da alici pescate soprattutto in un determinato periodo dell'anno e la cui produzione artigianale, poco dissimile da quella antica, è nelle mani di manifatture familliari sostenute dalla Municipalità. Ma tante altre preparazioni, anche non mediterranee, gli sono collegate a volte per il modo di preparazione altre volte per il gusto. Citerò soltanto alcuni esempi presenti in questi territori come la Bottarga, il condimento del'insalata romana di puntarelle, la  Anchoïde  provenzale, la Taramosalada greca (Ταραμοσαλάδα) e la stessa Bagna Caôda, la più famosa salsa piemontese dove aglio, olio e acciughe sotto sale si fondono in una sapore forte ed allo stesso tempo delicato ottima per intingervi le verdure di stagione.
Tutto questo dovrebbe spingerci ad abbandonare la diffidenza ed a rivalutare questa antica preparazione che ha anche non poche proprietà farmacologiche.
L'uso del Garum dopo il 500 dC, salvo poche eccezioni, fu abbandonato nei territori che erano stati dell'impero romano d'occidente ma continuò in quelli dell'impero bizantino e fu ripreso anche dagli Ottomani dopo la presa di Costantinopoli.
Con l'avvento dell'Impero Ottomano, le nuove consuetudini  di vita e l'applicazione di una diversa legislazione sulla pesca portarono rapidamente all'oblio molti alimenti di origine ittica tra cui questa famosa salsa.

da Cucina Mediterranea - La Storia nel Piatto.



Thursday, May 30, 2013

Hummòs bi Tehinah

Le puree di legumi sono preparazioni  di origine antichissima, molto diffuse in tutto il Mediterraneo ed imparentate con piatti indiani e siriani.

I nomi sono diversi ed anche i legumi usati ed il ruolo all'interno di un pasto, ma senza dubbio l'idea è la stessa. In India, il Daal è a base di lenticchie rosse o gialle ma anche di piselli, ceci o fagioli, in Sicilia il Maccu come la Favata greca e pugliese è una purea di fave. In Libano l'Hummòs  è una purea di ceci, un mezé  ora molto rinomato anche in Israele. La versione Bi tehinah cioè con l'aggiunta di Tahìni, la pasta oleosa di sesamo diffusa in tutto il Medio Oriente, è particolare e delicata.
Si usa mangiarlo come accompagnamento a polpette di carne oppure insieme ad altri mezédes  come entré, intingendovi del pane, meglio se sottile come il pane arabo.

Ingredienti: Ceci secchi, Salsa Tahìni, Prezzemolo o Coriandolo fresco, Aglio (facoltativo), Limone, Olio, Sale e Pepe, Semi di Cumino (facoltativo).


Mettete i ceci in ammollo per circa 12 ore e poi in pentola con abbondante acqua fredda e cuoceteli finché non diventano molto morbidi. La pentola a pressione abbrevierà i tempi di cottura. Ricordate che è meglio non salare i legumi dutante la cottura ma solo alla fine.

Con un mixer o un frullatore ad immersione fatene una purea non troppo morbida eventualmente diluendola con poca acqua. Salatela, se vi piace aggiungete l'aglio ridotto in poltiglia, il prezzemolo, la Tahìni e l'olio di oliva e ripassatelo al mixer perché ne risulti una crema liscia e malleabile di un colore che va dal giallo al verde chiarissimo a seconda della quantità di prezzemolo. Per le dosi regolatevi secondo il vostro gusto.

Condite con abbondante succo di limone, assaggiando fino ad ottenere il gusto che desiderate.
Se volete, guarnite con semi di cumino

Nota
L'aglio nelle ricette libanesi è sempre molto abbondante. Vi consiglio di sostituirlo con un piccolo scalogno tritato sottilmente, come faccio io che uso l'aglio raramente e con grande parsimonia. Sarà una decisione gradita a tutti i commensali e anche più socialmente corretta.

La Tahìni di qualità accettabile si trova oggi in molti supermercati e nei negozi di alimentari arabi. Se non la trovate, usate soltanto del buon Olio di Oliva extravergine ma presto vi insegnerò a prepararvela da soli in casa.

Tuesday, May 28, 2013

Oggi sono proprio contenta!

Oggi sono proprio contenta.
I mio nuovo libro, Mediterraneo. In viaggio tra Storia e Gastronomia, ha avuto tempi brevissimi di  validazione/pubblicazione e si trova già sui portali on line. Vuol dire che, almeno nel confezionare ebook,  sono davvero diventata brava !
Ecco qui la locandina  per comprarlo andate al BLOGbookshop oppure  Cliccate quì se volete trovarlo subito.

Mi piacerebbe avere qualche feedback  per sapere se il mio modo di scrivere e gli argomenti che tratto incontrano il gusto dei lettori di ebook.

Mi piacciono sempre i sistemi innovativi e la nuova tecnologia e sono convinta che la diffusione di questo strumento sarà veloce ed inarrestabile come si desume anche dalle statistiche in proposito. Naturalmente di alcuni libri amo comunque averne la copia cartacea, magari un po' sdruscita per il numero di volte che l'ho sfogliata. Devo riconoscere comunque che l'ebook risponde ad una serie davvero interessante di esigenze.
Ad esempio, puoi portarti appresso biblioteche intere in tutti i posti dove vai, senza trasportare un grammo di più del peso del tuo tablet, ebook o computer che sia e questo è un vantaggio che si apprezza molto soprattutto quando l'età avanza.
Inoltre oggi si trovano pubblicati come ebook libri che sono ormai praticamente introvabili se non presso qualche libraio di libri antichi ma sono libri che non sono sempre alla portata di tutti e che vanno certamente trattati con molta cautela.
L'Ebook è l'ideale per chi, come me è interessato soprattutto al contenuto di un libro e non la sua forma.

Sunday, May 26, 2013

La Storia nel Piatto


Questo è il mio primo libro pubblicato due mesi or sono:  La Storia Nel Piatto E' un ebook edito tramite Narcissus Self Publishing  

In questi giorn ho messo il libro in offerta promozionale a 0.99 €!

Si trova in vendita  sia in formato sia in formato epub che Kindle, su tutti i portali che si occupano di vendita-on-line di libri ed ebook ma vi consiglio di andare su Amazon oppure al BLOGbookshop di questo blog. Per trovarlo subito,Cliccate quì


La piattaforma di self-publishing  Narcissus.me funziona molto bene ed a chi ne avesse bisogno offre anche un servizio di elaborazione del testo perché possa diventare un ebook.
Nel libro troverete tante ricette di Cucina Mediterranea precedute da un’introduzione storica.
Le stesse singole ricette non sono un semplice elenco di ingredienti e di metodi per realizzarle ma sono spesso raccontate come potrei fare con qualcuno che stia con me in cucina mentre prepariamo insieme quel piatto. Troverete riferimenti a scritti di antichi autori o leggende, storielle curiose e detti popolari e molto spesso anche racconti del tutto personali non sempre ed esclusivamente gastronomici o alimentari.

Nei prossimi post pubblicherò qualche ricetta del libro e qualche altra che nel libro non si trova, naturalmente sempre arricchita di racconti.